Questo sito utilizza solo cookies necessari per la corretta navigazione, acconsenti all'uso dei suddetti cookies? 

 

La Cava d'Ispica è una vallata lunga circa 13 Km, incisa da un fiume primordiale ormai scomparso.

mappa della valle Cava Ispica



A Cava Ispica, la bianca pietra calcarea è la protagonista della storia: tombe preistoriche, catacombe paleocristiane, chiese rupestri e abitazioni "trogloditiche", tutte scavate dagli uomini a partire dal II millennio a.C., creano un paesaggio fatto di vuoti e di pieni, che si susseguono in un canyon di incontestabile valore naturalistico.

A proposito di questo importante insedia mento scriveva l’architetto-pittore francese Jean Houel nel 1977: "Ritornato a Spaccaforno (antico nome di Ispica), andai a vedere la meraviglia del paese…, la famosa Cava d’Ispica. Essa somiglia a quella di Spampanato e a quella di Cava Grande: è un vasto abisso scavato dalle acque nel seno della roccia, fino ad una profondità considerevole. Un largo ruscello d’una bella acqua circola nel fondo in tutti i sensi, forma delle cascate precipitando fra le pietre ed offre di luogo in luogo dei piccoli laghi molto limpidi, che, visti da vicino ripresentano sulla terra l’immagine del cielo; vi si vedono passeggiare delle nuvole; gli uccelli non li attraversano; ci sono piccoli pesci che sembrano mescolarsi con le nuvole e che si sarebbe tentati di prendere per pesci volanti…"[…] "Io ho osservato che le acque che scorrono ai piedi di queste rocce e che seguono le tortuosità di questa Cava, spariscono per lunghi intervalli e si ripresentano in seguito sotto l’apparenza di piccoli laghi incantevoli. Nell’uscire da questi laghi, queste acque si precipitano in mille cascate, che formano delle bellezze di un genere molto pittoresco. Questa Cava si ramifica nella sua lunghezza, soprattutto nella sua estremità meridionale, dove il banco roccioso, esteso parecchie leghe e presso a poco piano alla sua superficie, è quasi sempre dirupato; in molti luoghi, soprattutto agli angoli rientranti, la pietra si fende perpendicolarmente. Le acque che s’introducono in queste fessure le ingrandiscono; le pietre si abbassano e si staccano; le più abbondanti formano dei torrenti che le trascinano; la loro assenza lascia un vuoto che si accresce appena ha cominciato a formarsi. E’ una nuova cava che si forma, è l’immagine della maniera in cui s’è formata tutta la Cava d’Ispica e la Grande Cava [di Cassibile] e quella di Spampanato e tante altre che sono nel Val di Noto… C’è presso Spaccaforno una roccia isolata, che è tutta circondata d’acqua…[la "Forza"]".

LA VISITA
Si consiglia di iniziare la visita dalla parte Sud che si raggiunge uscendo dalla città di Ispica per la panoramica strada della Barriera e deviando a sinistra per andare a visitare il Parco "Forza". Il sito, abitato dalla preistoria al terremoto del 1693, ha al centro i resti del Palazzo Fortezza degli Statella e ad est quelli dell’Antica Annunziata.

LA CHIESA DELL’ANNUNZIATA
Era la più bella Chiesa di tutta la Cava. Costruita sui resti di un tempio greco dedicato probabilmente a Poseidone, a sua volta costruito su un sistema di raccolta acqua di epoca sicula. Le quattro canalette intagliate nella roccia per convogliare l’acqua piovana nella vicina grande cisterna, precedono la costruzione della chiesa. L’analisi delle strutture è difficile, dato il sovrapporsi dei diversi strati, ampliamenti e ricostruzioni. La prima fase della costruzione o ricostruzione probabilmente risale ai tempi del Caruso (1453) e si limitava alla parte nord, che è divisa in tre ambienti e misura 10,80 x 5 metri. Era questa, pare, la cappella gentilizia, chiamata anche di S. Pietro o della Nunziata.
Essa comunicava col palazzo per mezzo di una postierla, mentre il Franzò indica altre due porte esterne, di cui una aperta nel ’600. Sotto gli Statella (metà del ’500) la costruzione fu ampliata, con forma a croce latina e l’abside a levante; le misure sono di 20,50 x 13 metri. Sono stati scoperti 28 loculi sepolcrali scavati nel pavimento e alcune grandi fosse comuni, con numerosi resti ossei. Inoltre due lapidi sepolcrali (che si trovano nel piccolo museo): una, della seconda metà del 1600, copriva la tomba del nobile D. Vincenzo Ganga e familiari, un’altra quella di una nobildonna spagnola, madre di una fanciulla, Margherita, morta nel dare alla luce una bambina.
SI consiglia di visitare anche le Centoscale, la Scuderia ed il piccolo Museo e di fare un giro intorno sugli spalti per ammirare il panorama della Cava.

CENTOSCALE
Il Centoscale è il monumento più singolare ma non unico della zona, perché ce ne sono due simili nel Castello dei Tre Cantoni a Scicli. E’ un tunnel rettangolare, scavato nella roccia, con piano inclinato e 238 scalini che scendono alcuni metri sotto l’attuale piano del fondo valle. La rimozione del pietrame che lo ostruiva nel 1976-77 ha fatto scoprire due cunicoli laterali aperti per presa d’aria e di luce e un altro cunicolo a destra. In fondo un pozzetto dove affiora dell’acqua e un ultimo cunicolo. Questi due cunicoli, ostruiti dal materiale depositato dalle piene del torrente, dovevano sboccare nel fondovalle. Il tunnel certamente serviva per l’approvvigionamento d’acqua del castello, e anche per permettere l’entrata e l’uscita, in caso d’assedio. La datazione dell’opera scavata con strumenti di ferro, è incerta. Il periodo più probabile sembra quello greco, come confermano opere simili del Castello Eurialo di Siracusa e il lungo acquedotto Galermi, scavato nella roccia da Pantalica a Siracusa del V sec. a.C..
Anche il piccolo anfiteatro della punta ovest è databile ad età greca.

LA CHIESA DI SANTA MARIA
E’ sita alla periferia nord del quartiere detto “u Cuozzu”, dove c’erano più di 170 grotte. Queste hanno pianta rettangolare o quadrata (lung. m. 3- 4, h. 2), canalette per l’acqua all’ingresso, nicchie e alcove all’interno. Il gruppo più cospicuo, detto delle Grotte Cadute, ha il prospetto crollato ed è disposto su un’alta parete rocciosa a più filari (fino a 6) comunicanti tramite un tunnel interno, come nel “Castello”.La chiesetta di S. Maria, che serviva questo abitato, manca anch’essa del prospetto, crollato per Una profondità di ca. 2/3 metri. Fa parte di un gruppo di escavazioni, che probabilmente fruttavano ambienti paleocristiani; hanno una fronte di ca. 20 m., sono articolate su due piani e divisi. in due settori. Quello ad ovest è formato da un pianterreno chiuso da un muro e da un piano superiore con due ambienti. Quello ad est è occupato dalla chiesa. L’atrio a piano terra è collegato da due anguste scale a chiocciola all’aula del piano superiore, disposta secondo l’orientamento canonico est-ovest, che purtroppo è crollata. Rimane il nartece (m. 4x2,40) e un vasto ambiente (profondo m.5,02 e largo m. 4,28) a est separato da un templon litico, che formava il presbiterio, del quale resta la finestrella sinistra. Secondo l’Agnello il luogo è stato abitato da un solo eremita, per il Messina invece si tratta di una chiesetta con annessa abitazione del sacerdote di rito latino. Negli affreschi palinsesti a due strati del nartece, mentre secondo l’Agnello solo un pannello rappresentava forse il volto della Vergine Panaria, alla quale il santuario era consacrato, ora sono stati riconosciuti (Messina, Di Stefano) una S. Margherita e la Crocifissione. Si tratta, secondo noi, di S. Margherita di Antiochia, leggendaria vergine martire dei primi secoli, una delle sante più venerate nell’antichità sia in Oriente che in Occidente. La sua figura appare frequentemente nella pittura europea fino al sec. XVII.

 

Scarica la brochure...